LEDA | GRECALE

Mar 18 2017 - May 04 2017
Gallery Space

Leda di Andrea Grotto, è uno studio su oggetti del quotidiano che, accostati e messi a confronto all’interno dell’opera, attraverso l’azione della memoria e del ricordo creano nuovi scenari. Le figure sulla tela raccontano storie semplici, già finite, concluse in sé. Gli elementi che Grotto va a dipingere e il paesaggio in cui sono inseriti si trovano a tessere relazioni di significato e, come per osmosi, diventano un elemento unico. In Simposio, tre figure sono inserite in una quinta che ricorda una foresta. Un felino, adagiato al centro del quadro, si sta trasformando in un cristallo inanimato cedendo il disegno del suo manto al paesaggio circostante; la foresta diventa mantello. Accanto a lui troviamo due figure meno riconoscibili: una testa e la statuetta bianca di una Madonna. Sono oggetti apotropaici carichi di simboli, feticci religiosi che solo per il fatto di essere accostati perdono la loro connotazione e diventano altro facendoci intravedere nuovi scenari sospesi. Il titolo della mostra Leda, prende spunto dal mito di Leda e il Cigno che racconta la storia di come Zeus, per amore della donna, si trasformi in cigno per sedurla. Leda è da sempre, in arte e letteratura, associata alla trasformazione e al colore bianco, elementi che ritroviamo in Simposio dove il felino diventa un cristallo bianco appunto , la foresta diventa un manto maculato e gli altri due oggetti sulla scena perdono d’identità.

Cristiano Focacci Menchini è da sempre interessato e affascinato dai luoghi naturali e dai paesaggi, spesso protagonisti delle sue esplorazioni e dei suoi lavori. Grecale raccoglie una serie di dipinti ispirati alle spiagge della Versilia, luogo di provenienza dell’artista, e in particolare alla spiaggia della Lecciona, a lui particolarmente cara. Lecciona è un luogo selvaggio, una lingua di terra costretta tra il mare e la pineta, un paesaggio di dune selvagge. In inverno, battuta dal Grecale, vento freddo che da Nord-Est soffia verso il Tirreno, cambia fisionomia in ogni momento e le dune si trasformano di continuo creando paesaggi inaspettati. Qui arbusti e piante si piegano al vento e lo assecondano per sopravvivenza. Il mare trascina a riva oggetti e rifiuti di ogni tipo che l’acqua, il vento, il sale corrodono e modificano. Elementi inerti che, arrivati fin qui per caso, trasformati dalle forze della natura, entrano con naturalezza a far parte dell’ambiente. Da queste suggestioni nascono i paesaggi di Menchini; in D’Inverno, tra le Dune gli elementi naturali e artificiali creano preziose e nuove composizioni, in cui riferimenti reali e coordinate geografiche si confondono e si perdono.